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Bussola antica funzionante, fine ‘800 - primo ‘900
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Oggi propongo un oggetto secondo me dal valore altamente simbolico, oserei dire soprattutto per me in questo momento della mia vita un poco difficile. C’è chi ha bisogno di una bussola per trovare la direzione… poi c’è chi, semplicemente, la porta con sé per non dimenticare dove sta il Nord dentro di sé. Questa bussola in legno antico, con la sua cassa calda e vissuta, sembra uscita dalla tasca di un geometra di campagna, o forse di un sognatore. È facile immaginare le sue dita che sfioravano ogni giorno quella piccola levetta in ottone — la stessa che un tempo bloccava l’ago. Oggi il blocco non c’è più ma l’ago è ancora perfettamente fedele alla sua funzione. Le due piccole rotelle ci raccontano un altro dettaglio nascosto: questa bussola non era fatta per essere tenuta in mano, ma per essere fissata con cura su un tavolo da campo, una tavola topografica o forse un treppiede, mentre qualcuno orientava con precisione una mappa, tracciando linee e rotte con la pazienza di chi vuole capire il mondo centimetro per centimetro. La freccia non ha smesso di indicare la strada…. C’è una poesia sottile in questo dettaglio: come certi legami invisibili, come certe promesse non dette ma mantenute lo stesso. Funziona ancora, eccome se funziona. E forse proprio questo la rende così speciale: nonostante il tempo, nonostante le piccole mancanze, continua a orientarsi con sorprendente precisione. Proprio come fanno le persone forti, che magari hanno perso qualcosa lungo il cammino… ma vanno avanti lo stesso.




