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Grande spilla antica art déco a guisa di libellula decorata con cabochons
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Questa grande spilla, proveniente dalla mia collezione privata e larga 7 cm, rappresenta una libellula trasformata secondo il linguaggio geometrico dell’Art Déco.
La testa conserva forse il dettaglio più naturalistico dell’intero insetto: due grandi occhi circolari, immediatamente evocativi degli enormi occhi composti della libellula. Da quel piccolo centro si sviluppa però una costruzione completamente diversa.
Le ali diventano due grandi superfici angolari, simmetriche, attraversate da linee parallele. Non cercano più la trasparenza dell’ala reale: sembrano quasi elementi architettonici, o persino meccanici. Sotto di esse, sottilissime aste metalliche disegnano le zampe.
L’addome lungo della libellula scompare e viene sostituito da una forma corta e globulare, incisa da fasce verticali e piccoli motivi concentrici. È la natura dentro la grammatica del Déco: simmetria, ritmo, linea, geometria.
La libellula era stata uno dei soggetti prediletti dell’Art Nouveau, rappresentata attraverso ali iridescenti, smalti e linee sinuose. Nel corso degli anni Venti quel mondo naturalistico viene progressivamente reinterpretato in forme più astratte.
Il metallo è dorato e sulle ali sono applicati due elementi verdi sfaccettati, in vetro o pasta vitrea, mentre più internamente compaiono due piccoli cabochon color turchese.
Questa combinazione di metallo dorato e vetri fortemente colorati trova confronti particolarmente interessanti nella produzione dell’Europa centrale e soprattutto cecoslovacca tra anni Venti e Trenta, celebre per l’uso del vetro boemo nella bigiotteria.
Sul retro sopravvive il lungo ago con semplice chiusura a C, coerente con i sistemi utilizzati nelle spille del primo Novecento. Confronti datati tra 1916 e anni Venti mostrano ancora questo tipo di costruzione.
Una libellula che non cerca più di sembrare vera: è già arte.
