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Orecchini pendenti in argento e cabochon di rodonite
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RODONITE — DAL GRECO, “ROSA”
Ci sono pietre che prendono il nome da un luogo, altre da chi le ha scoperte. La rodonite, invece, porta nel nome il proprio colore.
Il termine deriva dal greco rhódon, “rosa”: la stessa radice che ritroviamo, non casualmente, nella parola rododendro. E guardando questi due piccoli cabochon si capisce immediatamente perché.
Non è però un rosa uniforme.
È un rosa attraversato dalla materia: lampone, cipria, rosso più intenso, piccole inclusioni e venature che rimangono visibili sotto la superficie lucidata. È proprio questa irregolarità a rendere ciascuna pietra diversa dall’altra.
La rodonite ha acquisito nel tempo anche una simbologia particolarmente affascinante. Nelle tradizioni contemporanee legate alle pietre viene associata al cuore, alla riconciliazione e al perdono. Non tanto, dunque, all’amore romantico e idealizzato, quanto a qualcosa di più complesso: alla capacità di attraversare una ferita, ricomporla e ritrovare un equilibrio.
Mi piace pensare che sia una simbologia perfettamente coerente con il suo aspetto. Perché anche visivamente la rodonite non nasconde le proprie fratture e le proprie discontinuità: le trasforma nel suo disegno.
Qui compare in due cabochon rotondi di 16 mm, incorniciati da una semplice montatura in argento punzonato, volutamente lasciata con la propria patina. Le monachelle rendono il gioiello mobile e leggero, per una lunghezza complessiva di appena 37 mm.
Una coppia vintage probabilmente riferibile agli anni ’80–’90, di gusto artigianale ed essenziale: nessun ornamento compete con la pietra.
E forse è proprio questo il punto.
Rhódon: rosa.
Ma un rosa che porta con sé le proprie tracce.
Argento punzonato.
Rodonite, attribuzione su base visiva.
Diametro pendente 16 mm.
Lunghezza complessiva 37 mm.
