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Pencha di Balandandan a spilla con sette frutti pendenti argentati
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SETTE FRUTTI. SETTE PICCOLI AMULETI.
Si chiama penca de balangandãs e affonda le proprie radici nella cultura afro-brasiliana della Bahia.
Non è semplicemente una spilla decorativa.
Le pencas nascono come insiemi di pendenti portati soprattutto dalle donne nere, schiavizzate e poi affrancate, della Bahia. Nel tempo diventano una delle espressioni più affascinanti del sincretismo brasiliano: simboli di ascendenza africana convivono con elementi della tradizione europea e cattolica, assumendo nuovi significati all’interno della cultura afro-brasiliana.
Ogni pendente poteva essere scelto per ciò che evocava: protezione, fortuna, fecondità, prosperità, abbondanza. Amuleti contro il malocchio e le avversità si univano così a talismani destinati ad attirare ciò che si desiderava. E ogni combinazione rendeva la penca diversa dalle altre, quasi un linguaggio personale costruito attraverso piccoli oggetti.
Questa, di produzione brasiliana della metà del Novecento, è una vera spilla: misura circa 7 × 7 cm ed è realizzata in metallo argentato.
Dalla placca superiore traforata pendono esattamente sette frutti, tutti differenti.
Sono piccoli volumi costruiti in lamina: conservano foglie applicate, incisioni, punzonature, ammaccature e persino la linea di congiunzione delle due valve.
La presenza dei frutti non è casuale. Nelle pencas compaiono tradizionalmente melagrane, grappoli d’uva e diversi frutti tropicali: immagini legate, secondo il soggetto, alla fecondità, alla prosperità e all’abbondanza.
E quando il corpo si muove, si muovono anche loro.
È da questo oscillare e tintinnare dei pendenti che deriva persino il nome balangandã, ricondotto a termini di origine bantu legati al dondolare e agli oggetti pendenti.
Sette frutti, dunque.
Un piccolo raccolto da indossare. E, simbolicamente, da portare con sé.
Brasile, metà Novecento.
Metallo argentato. Circa 7 × 7 cm.
