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Stella marina in argento massiccio, creazione spilla materica anni ‘70 manifattura italiana
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Una stella che sa ricostruirsi.
Ci sono forme che diventano simboli perché è la natura stessa a suggerirne il significato.
La stella marina ne è un esempio straordinario.
Molte specie possiedono infatti la capacità di rigenerare parti del proprio corpo. Una caratteristica biologica reale che rende quasi inevitabile leggerne la forma come immagine di resilienza, rigenerazione e rinascita.
Ed è proprio questa creatura che un argentiere italiano, all’inizio degli anni Settanta, ha trasformato in una vera scultura da indossare.
La stella non è semplicemente disegnata nell’argento.
È quasi ricostruita.
Le cinque braccia sono volutamente irregolari, leggermente mosse, diverse l’una dall’altra. Su tutta la superficie emergono centinaia di piccoli rilievi di dimensioni differenti; tra loro affiorano sottilissime striature e increspature.
Osservata in macro, smette quasi di sembrare un gioiello.
Sembra avere una pelle.
Anche il retro conserva la stessa attenzione: le cinque braccia sono percorse da nervature radiali e vi troviamo l’ago con chiusura di sicurezza e la regolare punzonatura italiana.
È realizzata in argento 800, misura circa 5 × 4 cm e pesa ben 14,04 grammi.
Accanto al titolo dell’argento compare il marchio identificativo dell’argentiere con stella della Repubblica, numero dell’operatore e sigla della provincia: una punzonatura che, insieme alla costruzione e al linguaggio stilistico, ci porta ai primi anni Settanta.
Ma forse la cosa più bella di questa spilla non è soltanto quando è stata realizzata.
È ciò che può rappresentare.
Una creatura capace di perdere una parte di sé e continuare a vivere, rigenerandola.
Una forma naturale che diventa simbolo di trasformazione, resilienza e rinascita.
E una stella con una particolarità meravigliosa: non appartiene al cielo.
Vive nell’abisso.
Italia, primi anni ’70
Argento 800 punzonato
5 × 4 cm · 14,04 g
