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Antica piccola scultura mano di bimba in bronzo, fine ‘800 primo ‘900
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DI CHI ERA QUESTA MANO?
È piccola, tenera, densa di memoria. Appena 8 centimetri dal polso alla punta delle dita.
E più la guardiamo, più diventa difficile considerarla semplicemente una piccola scultura. È una mano di bambina in bronzo, databile indicativamente tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, probabilmente nata come insolito fermacarte da scrivania.
La tipologia ha confronti nell’oggettistica dell’epoca: esistono infatti mani in bronzo ottocentesche realizzate come paperweight, piccoli oggetti funzionali che possedevano al tempo stesso una vera qualità scultorea. Ma questa ha qualcosa di particolare.
Non è la mano elegante e idealizzata di una signora. Le dita hanno proporzioni infantili e non assumono una posa perfetta: si raccolgono in un gesto spontaneo, quasi inconsapevole. E allora capiamo che probabilmente è nata come oggetto “ad memoriam”.
Di chi era questa mano?
Chi la modellò ebbe davanti a sé una vera piccola mano, cercò di conservarne non tanto ogni dettaglio anatomico quanto la forma e il gesto… l’impronta umana.
Tra Ottocento e primo Novecento il ritratto non passava soltanto attraverso un volto. Calchi, impronte e piccoli oggetti personali potevano trasformare una parte del corpo in memoria. Poteva essere il ricordo dell’infanzia. Poteva appartenere a qualcuno diventato adulto. Oppure poteva custodire la memoria di una bambina che non c’era più.
Sappiamo che qualcuno ha scelto una delle cose più fragili e umane che esistano — la mano di una bambina — e l’ha affidata a uno dei materiali destinati a durare più a lungo.
