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Antico carnet de bal da Châtelaine intonso con decorazione bifacciale liberty floreale e anellino
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LE PAROLE CHE NON ABBIAMO ANCORA SCRITTO
C’era un tempo in cui, prima di concedere un ballo, si prendeva nota di un nome.
Un valzer, una quadriglia, una promessa di ritrovarsi quando l’orchestra avesse ricominciato a suonare.
Per non dimenticare, le signore portavano con sé piccoli taccuini chiamati carnet de bal.
Questo meraviglioso esemplare antico, databile indicativamente tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, misura appena 5,2 × 3,5 cm.
Un piccolo libro di metallo argentato e dorato, riccamente decorato su entrambe le facce.
Sul fronte, tre delicati fiori emergono tra volute e ornamenti di gusto neorococò.
Sul retro si arrampica l’edera.
Non una pianta qualsiasi: nella tradizione simbolica ottocentesca rappresentava la fedeltà, la costanza e i legami capaci di resistere al tempo.
Ma questo piccolo oggetto custodisce un’altra sorpresa.
Sul fianco conserva il suo antico portamine, privo della mina, ma che svolge anche una funzione ingegnosa: inserito negli appositi passanti, mantiene chiuso il carnet.
Per aprirlo occorre sfilarlo.
E all’interno?
Pagine bianche. Ancora da scrivere.
Un dettaglio straordinario, perché restituisce a questo oggetto non soltanto la sua storia, ma anche la possibilità di una nuova vita.
Un tempo veniva sospeso a una châtelaine, accessorio femminile da cintura al quale si agganciavano piccoli oggetti personali.
Oggi, grazie al suo anellino, può diventare un pendente davvero insolito, da portare su una lunga catena.
E quelle pagine possono accogliere un nome, una data, una frase segreta.
Qualcosa che desideriamo ricordare.
Ha attraversato più di un secolo conservando la possibilità di essere utilizzato.
Perché alcune storie non sono finite. Aspettano soltanto qualcuno che le continui.
Pezzo unico antico, con patina del tempo.
