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Fisarmonica di Wilhelm, primo ‘900, da Amburgo
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C’era una volta, in una piccola taverna di Amburgo, un musicista che suonava per marinai, mercanti e sognatori di passaggio. Si chiamava Wilhelm, e questa era la sua fisarmonica. Non un semplice strumento, ma una compagna di vita, fedele alle sue dita callose, ai suoi brindisi e ai passi di danza che faceva nascere sul legno scricchiolante delle locande del porto. Questa fisarmonica, oggi stanca e silenziosa, con il suo legno rosso consunto, i suoi bottoni ingialliti dal tempo e il soffietto decorato, che un tempo si apriva con grazia, porta con sé il peso di ogni notte trascorsa a suonare. Ogni graffio è una storia, ogni vite ossidata, ogni bottone mancante un segreto sussurrato tra le note. Wilhelm, con il suo cappello sgualcito e il panciotto sempre impolverato, la stringeva tra le braccia come si stringe una vecchia amica. E quando il vento del mare portava la malinconia, lui pizzicava melodie che profumavano di casa, anche per chi casa non l’aveva più. Ma il tempo è un navigante senza pietà. Le mani di Wilhelm hanno smesso di accarezzare i tasti, il legno ha perso il suo calore e il soffietto si è accartocciato come il ricordo di una canzone che nessuno canta più. Ora, questa fisarmonica non vibra più sotto dita esperte, ma ha trovato un nuovo ruolo: raccontare, evocare, decorare. In tutta la sua usura e imperfezione, è paradossalmente perfetta per ambienti dal sapore retrò: un complemento d’arredo suggestivo. In una libreria di legno scuro, tra volumi ingialliti e vecchi spartiti, diventa un tributo al passato musicale… In una sala dal gusto vintage, accanto a un grammofono e a una lampada dalla luce soffusa, regala un tocco bohémien e poetico… Wilhelm non è più qui, eppure, chi sa ascoltare il silenzio, forse può ancora sentire un’eco delle sue melodie.






