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Orecchini clip Boemi in vetro lavorato, fine 50s inizio 60s
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SEMBRANO DIPINTI DENTRO.
Ci sono vetri che devono la loro bellezza alla trasparenza.
E poi ce ne sono altri nei quali sembra essere rimasto intrappolato un colore.
Questi orecchini a clip, databili verosimilmente tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, appartengono alla seconda categoria.
Due cabochon bombati in vetro di produzione boema o cecoslovacca: una base rosa pesca, lattiginosa e luminosa, attraversata da screziature arancio mandarino che non seguono un disegno preciso.
Ed è proprio questo il particolare che amo.
Guardandoli da vicino, le zone arancioni sembrano frammenti sospesi nella materia: si addensano, scompaiono, riaffiorano. I due orecchini sono naturalmente simili, ma il disegno interno del vetro non è perfettamente identico.
Come due piccolissimi paesaggi.
La superficie è invece liscia e lucida, lavorata in un grande volume tondeggiante che cattura la luce e rende il colore molto più vivo di quanto possa sembrare in fotografia.
Sul retro troviamo una semplice montatura in metallo dorato con chiusura a clip: una costruzione essenziale, tipica di quella bigiotteria di metà Novecento che affidava tutta la scena al materiale.
E qui il protagonista non poteva che essere il vetro.
La Boemia e la Cecoslovacchia hanno avuto una straordinaria tradizione nella produzione di vetri destinati anche alla bigiotteria: colori, effetti marmorizzati, trasparenze e lavorazioni capaci di trasformare un materiale relativamente accessibile in qualcosa di sorprendentemente decorativo.
Sono fini, allegri, luminosi.
E hanno quella meravigliosa capacità di certi gioielli degli anni Sessanta: prendere due colori apparentemente semplici — pesca e mandarino — e farne tutto ciò che serve.
Vintage, circa 1955–1965.
Chiusura a clip. Metallo dorato.
