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Spilla gioiello cicala argentata Art Nouveau primi ‘900
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IL CANTO D’ARGENTO
Ci sono gioielli che imitano la natura. E poi ce ne sono altri che sembrano averla fermata per un istante.
Questa antica spilla, lunga appena 2,6 cm, raffigura una cicala con un sorprendente grado di precisione: il capo prominente, gli occhi, il torace segmentato, le piccole zampe ripiegate e soprattutto le lunghe ali percorse da una fitta trama di nervature.
È realizzata in metallo argentato e la sua costruzione a rilievo le conferisce una tridimensionalità quasi scultorea. Osservata lateralmente, infatti, non appare come una semplice sagoma: il corpo emerge, le zampe si staccano dalla superficie e le ali si sovrappongono seguendo l’anatomia dell’insetto.
La colloco indicativamente tra 1900 e 1910, nel pieno clima Art Nouveau.
Non è una scelta iconografica casuale. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il gioiello viene letteralmente invaso dalla natura: libellule, farfalle, coleotteri, api e cicale diventano protagonisti di spille, pendenti e ornamenti. Gli insetti permettevano agli artisti di trasformare ali, zampe e corazze in linee decorative senza perdere il carattere dell’animale.
La cicala compare realmente nel repertorio dei grandi creatori dell’epoca: Boucheron ne realizzò uno spettacolare esemplare nel 1902, mentre Lucien Gaillard utilizzò cicale e cardi in una celebre opera del 1907.
Il canto, l’immedesimarsi nella natura, la rinascita.
Sul retro conserva il suo antico sistema di spilla, semplice e lunghissimo rispetto alle dimensioni dell’insetto.
Davanti, invece, accade ancora ciò che l’Art Nouveau amava fare più di ogni altra cosa: trasformare un frammento di natura in ornamento.
E far posare una cicala sul vestito.
